Taci, il nemico ti ascolta
Si dice, il lupo perde il pelo… Molti avranno anche voluto crederlo: niente più ingerenze nei processi in corso, niente più leggi ad personam, niente più conflitti con la magistratura. Per dirla con Adriano Celentano, Silvio Berlusconi appariva “cambiato”. E invece…
E invece El Pais (link all’articolo) è costretto a documentare l’ennesimo capitolo dell’infinita lotta tra l’Italia che ama (i propri quattrini, i propri amici e gli amici degli amici) e l’Italia che odia. “L’Italia proibisce a giudici e polizia fiscale le intercettazioni in casi di corruzione”, titola il quotidiano spagnolo, aprendo con una rassegna sulle pene (fino a 5 anni di detenzione) previste per magistrati e giornalisti che violeranno la privacy degli “uomini di panza” del nostro onorato paese. Da buon foglio bolscevico, il quotidiano iberico ci dice che il provvedimento – in base al principio del “tempus regit actum” – manda a monte le indagini inerenti le pressioni esercitate dal nostro premier sul direttore di Rai Fiction Agostino Saccà per il piazzamento di alcune sue “pupille”.
El Pais sbaglia. Sbaglia perché l’intervento legislativo non riguarda unicamente i casi di corruzione e abuso di potere. Lo rileva il britannico Daily Telegraph (link all’articolo), il cui fidato corrispondente Malcolm Moore si è spinto fino a chiedere il parere del capo della polizia di Palermo Giuseppe Caruso. Caruso risponde da poliziotto esperto: “è tecnicamente impossibile”, dice, “arrestare persone responsabili di reati di frode senza intercettazioni”; e cita il caso d’una banda impegnata in furti d’auto e riciclaggio di denaro caduta ieri nella rete della magistratura grazie ad una serie di intercettazioni telefoniche. A ben vedere, a trarre profitto dalla “Sindrome del Grande Fratello” manifestata dall’esecutivo non saranno solo ladri d’auto, paccari, direttori di Rai Fiction o Presidenti del Consiglio. Come rileva Marco Travaglio sul suo blog (link al post), nemmeno l’arresto di Claudiu Stoleru, l’assassino di Lugagnano di Sona, sarebbe stato possibile senza le intercettazioni.
Finché ad opporsi al varo d’un provvedimento che ostacola il lavoro della magistratura è il Csm ci si può sempre appellare alla maledizione delle toghe rosse. Ma quando persino la Lega Nord – rileva ancora El Pais – solleva alcune perplessità riguardo al problema d’immagine che il decreto non mancherà di destare, persino la coscienza del pasdaran berlusconiano subisce una spasmodica contrazione.
“Ci invidiano”, si dirà, “ci invidiano perché, mentre il resto del mondo si preoccupa di creare un fitto reticolo di controlli che impedisca a terroristi e politici corrotti, ladri d’auto e trafficanti d’armi di continuare indisturbati la loro carriera, il nostro Belpaese permette a tutti di dire ciò che vogliono. Questo è davvero il paese delle Libertà: la libertà per un ex monarca – citando dal Telegraph – di vantarsi d’aver assassinato un uomo e averla poi fatta franca, e la libertà d’un politico, d’un imprenditore, ma soprattutto d’un Uomo di raccomandare a un amico alcune ragazze di talento. E poi la libertà d’un trafficante di droga di poter accordarsi con i propri galoppini senza dover temere attentati alla sua privacy, o quella d’un assassino di chiedere la consulenza d’un amico sul miglior modo per disfarsi d’un cadavere”.
E’ chiaro che all’estero invidiano l’Italia di Silvio III. Invidiano i cumuli di monnezza che campeggiano sulle prime pagine dei quotidiani da Kuala Lumpur a Toronto, da Sidney a Tokyo. Invidiano i roghi di Ponticelli. invidiano i pazienti della Clinica Santa Rita cui spetta il raro privilegio di essere curati per malattie che non hanno (link da New York Times, Washington Post e Guardian).
E provate a indovinare come ha fatto la polizia a sapere che i medici della clinica asportavano polmoni invece di tiroidi, praticando interventi rischiosi e invasivi al solo scopo di alzare la parcella? Esatto. I medici – si sa – quando sono tra loro sono dei gran chiacchieroni.
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