Dammi quella mano, zingaro

28giu08

Qualcuno aveva detto: “se uno di voi dovesse dare scandalo a uno di questi piccoli, meglio sarebbe che si legasse una pietra al collo e si buttasse in mare”. Spero i poliziotti incaricati di prendere le impronte degli 80 mila bambini rom sparsi per la Penisola si ricordino di queste parole. Quale scandalo più grave della schedatura di minori su base etnica?

“Ricordo bene”, dice l’ex presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Amos Luzzato, intervistato dal Daily Telegraph (link all’articolo), “quando improvvisamente mi fu proibito d’andare a scuola cogli altri bambini”; era il 1938 e il “grande statista” Benito Mussolini aveva appena fatto varare le Leggi Razziali.

“Non è una schedatura etnica”, ha puntualizzato il ministro dell’Interno Roberto Maroni, “ma uno strumento per la salvaguardia dei loro diritti”; il nesso – dirà qualcuno – è un po’ vago. In fondo anche l’apartheid in Sudafrica era “uno strumento per la salvaguardia dei diritti dei cittadini di colore”.

L’intenzione è quella di schedare i bambini rom “per impedire che le famiglie li spediscano a mendicare; è un censimento”, ha aggiunto il ministro, “per assicurarsi che questi bambini possano vivere in condizioni decenti”. La rilevazione delle impronte digitali – come ben sa chiunque guardi 10 minuti d’una serie poliziesca in tv – è uno strumento per l’accertamento di pratiche criminali e per la schedatura di individui sospetti; che cosa risponderà dunque il poliziotto incaricato, quando una bambina di 7 anni gli chiederà “perché a me?”.

Luzzato è allibito e affranto: “prendere le impronte digitali dei bambini appartenenti ad un determinato gruppo etnico equivale a considerarli ‘ladri congeniti’; non è che la manifestazione d’un razzismo che si manifesta con tendenza ciclica nel nostro paese”.

Anche l’Unicef ha lanciato un grido d’allarme: “speriamo si tratti solo d’una mossa provocatoria”, hanno detto dal Fondo per l’Infanzia delle Naizoni Unite, “i bambini rom non sono diversi da altri bambini: per loro come per tutti vale la convenzione Onu sui diritti del bambino firmata, guardacaso, a Roma nel 1991″.

Il ministro – per usare un tono diplomatico – dell’Unicef se ne fotte. “E’ la strada giusta”, ha detto Bobo ‘Boia chi molla’ Maroni, “questi bambini vivono insieme ai topi nei loro campi; questa situazione deve finire”. Già… topi e rom hanno una lunga storia di fratellanza; ma almeno i topi – come dice il compagno di partito di Maroni Matteo Salvini – si sterminano con minor fatica. Resta da stabilire come il fatto di trasformare ogni neonato rom in un criminale schedato possa contribuire a migliorare le condizioni di vita nei campi.

Certo a Maroni e ai suoi la sorte dei rom sta molto a cuore. Se così non fosse non presidierebbero giorno e notte il sito dove dovrà sorgere il nuovo campo-modello di Venezia, giurando di fare di tutto perché i soldi del comune non vadano a “quattro zingari”.

Dei rom preme molto anche alla camorra, finalmente libera di gestire i terreni del campo d Ponticelli. Con tanto amore che li cinge, non si capisce perché gli zingari siano tanto ingrati da rintanarsi nei loro campi, montando guardie antincendio, tante volte – come ebbe a dire Mario Borghezio – una “fiaccoletta” non cada su una roulotte.

Adesso che si può andare in tv a dire “io i rom li ammazzerei tutti da bambini”, non c’è più ragione di schermirsi: la secolare “emergenza rom” sta per trovare la sua soluzione. La soluzione finale.



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